Lo spazio: secondo educatore

 

«Nel progettare luoghi ed esperienze è utile pensare al luogo educativo come ad un luogo abitativo, ciò significa pensare di arricchire ogni giorno questo luogo come un “laboratorio di interesse”, significa selezionare materiali in grado di restituire curiosità e stupore.»

                                                  Carla Rinaldi

«Quale funzione ha secondo noi lo spazio? Quali finalità? Quale idea di bambino abita questo spazio? Quale significato possiamo riconoscere e attribuire allo spazio? Queste domande ci obbligano a fermarci, interrogarci, nutrendo il nostro sapere e la nostra cultura sull’infanzia in modo più consapevole e intenzionale. Quando parlo di spazio mi piace parlare di spazio relazionale, perché vedo l’ambiente come la culla delle relazioni, delle interazioni, delle possibilità, dei limiti. Ma l’ambiente non è un contenitore che accoglie senza interferenze, bensì un “mediatore” perché oggetto/soggetto che s’intreccia fortemente nella trama relazionale che caratterizza i luoghi e, nello specifico, i luoghi educativi

Carola Castoldi

Nell’appuntamento di questo mercoledì de Il Salotto delle Coccole affronteremo un tema che mi sta molto a cuore: come gestire, strutturare, arredare e pensare lo spazio in cui vivono i nostri bambini. Questo tema apre davvero mille finestre di spunto e riflessione in merito alle quali si sono già spesi molti tra i più grandi esperti e pedagogisti del mondo 0-6. Qui lo affronteremo partendo da alcune nozioni basilari e andremo a capire come introdurre questi concetti all’interno della nostra vita di tutti i giorni.

Partendo dal presupposto che nello sviluppo dei più piccoli ogni singolo dettaglio concorre alla loro formazione, sicuramente i luoghi che questi frequentano rappresentano tanti piccoli mondi che possono favorire enormemente l’acquisizione di tutta una serie di competenze, che nascono e si sviluppano a partire dall’esperienza pratica. Perchè il concetto sembra complesso, ma non lo è: il bambino -da sempre- vuole sperimentare, cimentarsi, provare, fare, fare e ancora fare, perchè tutto questo lavorìo continuo rappresenta un importantissimo e imprescindibile processo di apprendimento. E allora lo spazio dev’essere una fucina del poter fare, a misura del bambino.

Nel predisporre la casa a misura di bambino ho approfondito e affrontato diversi temi:

 

1- LA SICUREZZA

Da mamma ho studiato e approfondito molto per capire cosa volesse dire creare uno spazio a misura di bambino secondo il Metodo Montessori, e nel leggere e studiare mi rimbalzava sempre intesta una domada: “Ma proprio tutto dev’essere a disposizione del bambino?” E nel pormi questa domanda pensavo in continuazione a tutti quegli oggetti che abbiamo in casa che apparentemente ci sembrano pericolosi se gestititi dai più piccoli. Ho cominciato a sperimentare varie proposte con Pietro ancora molto piccolo e mi sono affidata anche alla consulenza di una tata Montessori, che mi ha proposto -tra le altre cose- l’attività della tovaglietta. La conoscete? Ecco una foto e un articolo che spiegano bene questa prima attività che ho svolto con Pietro: ho realizzato con e per lui una tovaglietta per imparare -a lungo termine- ad apparecchiare la tavola. Su suggerimento della coach Montessori gli ho proposto da subito piatti di ceramica, bicchieri di vetro, e posate in acciaio. Sulla tovaglietta mostratami ad esempio c’era la sagoma di un coltello. E quel coltello è finito anche sulla nostra tovaglietta. Ci ho messo un po’, ma poi ho capito che il limite era il mio. Alla prima proposta-stimolo ho posizionato tutti gli elementi -bicchiere, piatto, coltello, forchetta, cucchiaio e cucchiaino- sulla tovaglietta. E cos’ ho fatto per molti giorni a venire. Piatti e bicchieri si sono rotti qualche volta, ma neanche troppo. E’ bastato un solo set di bicchierini di vetro per apprendere il concetto di frangibile, e i suppellettili di ceramica -pochi- presenti in casa non li ho mai rimossi, perchè il concetto di delicato e frangibile appunto sono stati interiorizzati da Pietro fin da subito. Non l’ho confuso e “doppiamente affaticato” nell’utilizzare prima piatti e bicchieri di plastica che nel cadere restavano intatti, per poi passare ai materiali reali. Abbiamo imparato presto anche che il piatto di ceramica con dentro il cibo appena spadellato scotta, e quindi anche il concetto di attenzione verso la temperatura dei cibi è stato interiorizzato con naturalezza. Inoltre immagino che per Pietro vedere che anche lui utilizzava -e riusciva a gestire- gli stessi strumenti di mamma e papà, sia stato motivo di grande soddisfazione personale e lo e tutt’ora, a distanza di quasi due anni. Chiaramente adesso che siamo un po’ cresciuti utilizziamo anche altri strumenti: lo schiaccianoci, la rotella per tagliare la pizza, avviamo il frullatore e usiamo lo sbattitore a frusta, ma sempre sotto la supervisione di un adulto e sempre spiegando al bambino come funzionano questi strumenti e i rischi che il loro utilizzo potrebbe comportare.

Uno strumento utilissimo che non manca mai nella nostra cucina è la torre d’apprendimento. Va bene la casa a misura di bambino, ma non potevo di certo ridimensionare la cucina dove la mamma passa tanto tempo a lavorare e cucinare! E allora tutto diventa a misura con questo oggetto. La nostra torre Lernì è davvero rivoluzionaria: prima di tutto è realizzata -come TUTTI I NOSTRI PRODOTTI– in legno massello e verniciata con vernici atossiche all’acqua (sicurezza massima per i vostri bambini!). Sembra secondaria questa cosa, ma davvero non lo è. La scelta dei materiali -secondo il metodo Montessori- è davvero importantissima. Il bambino tocca, sperimenta, odora e percepisce ogni caratteristica del materiale che vive, quindi quest’ultimo dev’essere davvero il TOP! Inoltre è studiata per avere il piano d’appoggio dei piedi regolabile in altezza senza dover smontare ogni volta la torre, e è dotata poi di seduta e tavolino d’appoggio, caratteristiche uniche sul mercato che la rendono anche un seggiolone di design.

 

2- LA BELLEZZA

Ci credo fino in fondo: i bambini sviluppano un gusto estetico sulla base degli stimoli visivi che percepiscono. Un ambiente curato, ordinato, arredato con materiali naturali e decorato con tinte rilassanti contribuisce sicuramente a creare un clima di distensione e che aiuta l’adulto in primis e il bambino poi, durante i processi di apprendimento. No agli oggetti rovinati, mal tenuti, rotti o di dubbio gusto estetico. Sì a oggetti semplici, di uso comune, intatti, al fine di garantire anche al sicurezza del bambino, possibilmente realizzati con materiali naturali. Nel metodo Montessori legno, vetro, ceramica, alluminio, stoffe di ogni genere, sono tutti materiali assolutamente cosigliati e grande fonte di stimolo sensoriale (Conosci i Pannelli sensoriali? Ecco qui qualche spunto). Sicuramente poi concorre a creare un ambiente bello il concetto di ordine. Ne ha parlato anche Maria Montessori:

«Tutto questo dimostra che la natura pone nel bambino la sensibilità all’ordine, come costruzione di un senso interno che non è la distinzione tra le cose, ma la distinzione dei rapporti tra le cose; e perciò collega l’ambiente in un tutto ove le parti sono tra loro dipendenti. In tale ambiente conosciuto nel suo insieme diviene possibile orientarsi per muoversi e raggiungere degli scopi: senza tale acquisto mancherebbe il fondamento della vita di relazione. La sensibilità all’ordine esiste contemporaneamente nel bambino sotto due aspetti: quello esteriore che riguarda i rapporti tra le parti nell’ambiente, e quello interno, che dà il senso delle parti del corpo che agiscono nei movimenti e delle loro posizioni: ciò che si potrebbe chiamare orientamento interno. L’orientamento interno è stato oggetto di studio della psicologia sperimentale, che ha riconosciuto un senso muscolare il quale permette di rendersi conto della posizione delle varie membra del corpo e fissa una memoria speciale: la memoria muscolare.»

Sappiamo bene -e se non siete ferrate leggete questo interessantissimo articoletto di Uppa– che i bambini sviluppano il concetto di riordino in una fasa più avanzata della crescita, ma: se noi adulti- l’esempio- ci abituiamo a sistemare gli oggetti utilizzati nel posto assegnato loro, cosa faranno i nostri piccoli osservatori? Ci copieranno interiorizzando, e prima o poi inizieranno anche loro a fare lo stesso. Facile, no? 🙂

Per noi di Trucioli & Coccole poi il bello è tutto: abbiamo studiato tutti i nostri prodotti immaginandoceli nelle vostre case, come elemento portatore di qualità e bellezza. Dai, non ditemi che non adorate Nuvoletto

 

3- LA LIBERTA’

Come arrivare a lasciar muovere il nostro bambino già da quando gattona in totale libertà all’interno dell’ambiente domestico? Come già detto la sicurezza viene prima di tutto: tutte le proposte dovranno essere a misura di bambino e non dovranno in alcun modo rappresentare un rischio. La supervisione attenta dell’adulto sarà assolutamente imprescindibile affinche ogni attività si possa svolgere nel migliore dei modi. Ma sarà bellissimo e stimolante per i nostri piccoi potersi muovere nel proprio ambiente seguendo il proprio istinto, in totale libertà. Come ben sappiamo il metodo Montessori prevede che l’adulto intervenga nell’attività del bambino nella fase della dimostrazione; quando il bambino passa a sperimentare in prima persona , all’adulto è richiesto il grandissimo sforzo di supervisionare, limitando al massimo il proprio intervento e garantendo la sicurezza della scena. Se l’ambiente sarà stato strutturato correttamente potremo lasciar scorrazzare i nostri piccoli in autonomia, senza dover continuamente correre per proteggerli da eventuali fonti di pericolo. Ovvio però che in casa è davvero difficile eliminare ogni rischio! Prendiamo ad esempio gli spigoli (tavoli, gradini, mensole, mobili vari): ci sono e difficilmente si possono eliminare. Per quanto riguarda la mia esperienza personale ho limitato moltissimo l’uso di paraspigoli,  posizionandoli unicamente sugli ultimi due gradini della scala interna di casa, perche davvero molto appuntiti e pericolosi quasi anche per l’adulto. Per quanto riguarda invece tavoli e mobili ho cominciato fin da subito a mostrare questi “pericoli” a Pietro, invitandolo a fare attenzione e motivando verbalmente la mia richiesta: “Quando ti avvicini a questo spigolo devi prestare attenzione, perche urtandolo potresti farti male alla testa“. Ricordo che le prime volte nonne e zie mi guardavano stranite 1-perchè non utilizzavo un lessico “bambinesco” (ti fai la bua) e 2-perchè a loro sembrava assurdo che un bambino di 7-8 mesi potesse comprendere. Adesso a distanza di un anno e mezzo posso dire che ci siamo portati a casa si qualche ammaccatura, ma davvero pochissime, e dovreste sentir parlare Pietro (orgoglio di mamma!!): sarà un caso, ma ha una vastità di vocabolario davvero buona per la sua età.

 

4- LE PROPOSTE-STIMOLO

L’ultima voce di questo capitolo rappresenta un altro focus importantissimo per la pedagogia montessoriana e lascia spazio a una vastità di approfondimenti davvero ampia e interessante. Tratteremo il tema delle proposte stimolo nell’articolo della prossima settimana: parleremo di materiali, di attività differenziate a seconda dell’età e di come presentare queste attività al bambino.

 

Per ora ci fermiamo qua e speriamo che questo articolo sia stato per voi spunto di riflessione e stimolo.

 

Inoltre guardiamo sempre avanti e pensiamo già ai temi dei prossimi appuntamenti. Se avete qualche richiesta o suggerimento scriveteci nei commenti, saremo felici di approfondire e continuare a migliorarci insieme a voi!

 

 

 

 

 

 

 

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