Covi-19 e bambini

Seminate nei bambini buone idee, perchè anche se oggi non le comprendono, un giorno fioriranno.

Maria Montessori

Difficile in questi giorni pensare di seminare positività. Le notizie sono molto nebulose, l’incertezza generale spaventa e il pensiero corre subito al bene più prezioso della società: i nostri bambini.  Certo, perchè quello che non si conosce spaventa, fa paura e mette in crisi. Ciò che non conosciamo ci fa crollare la terra sotto i piedi e ci porta a mettere in discussione tutto e tutti. Ma la scienza corre veloce e qualche indicazione ce la da.

In questi giorni abbiamo letto e sentito diversi pareri sul Covi-19 e bambini: scuole chiuse per evitare il dilagare del virus, perchè i bambini rispondono bene ma, si sa, rappresentano un grande veicolo di diffusione. Perchè? Perchè difficilmente rispettano le norme igieniche previste per arginare la diffusione del virus. Quali sono?

Il Ministero della Salute ci aiuta a comprendere meglio in questa presentazione agile e chiara.

E allora approfondiamo la tematica attraverso articoli di enti autorevoli e affidabili:

 

I BAMBINI E IL NUOVO CORONAVIRUS
Nei bambini di età diagnosticati ad oggi in Cina la malattia non ha avuto complicazioni gravi. In pochi casi è stata segnalata una polmonite. La maggior parte erano bambini in contatto con familiari infettati dal SARS-CoV-2 nelle 2 settimane prima della comparsa dei sintomi. Ad oggi non si sono registrati casi di morte nei bambini con COVID-19.
I bambini sembrano essere meno colpiti dall’infezione e mostrano un andamento benigno rispetto all’adulto, anche se non sono ancora chiari i meccanismi di base. Tuttavia, sappiamo che i Coronavirus sono la causa più frequente di raffreddore e i bambini vanno incontro ripetutamente a infezioni da coronavirus: è possibile che la risposta immunitaria a infezioni recenti da Coronavirus aiuti i bambini a difendersi meglio anche dal nuovo Coronavirus. Inoltre, il sistema immunitario dei bambini potrebbe essere in grado di rispondere meglio all’infezione perché più reattivo.
Da ultimo, i comportamenti di prevenzione adottati dagli adulti potrebbero funzionare da barriera protettiva nei confronti dei piccoli. È infatti più frequente che gli adulti si lavino spesso le mani, starnutiscano coprendosi la bocca e il naso e indossino le mascherine, comportamenti che i bambini non riescono ad osservare in modo così costante.
In passato, i bambini sono sembrati meno vulnerabili anche da altri Coronavirus rispetto agli adulti. Durante l’epidemia di SARS del 2003, i casi di contagio certificati tra i bambini furono solo 80, mentre quelli sospetti 55. Nessun bambino o adolescente morì a causa della SARS. Durante l’epidemia di MERS nel 2012 in Medio Oriente, la maggior parte dei bambini contagiati non ha manifestato sintomi.
Il fatto che i bambini sembrino così poco sensibili all’infezione da SARS-CoV-2 è una buona notizia non soltanto per i piccoli ma per tutti quanti. I più piccini, infatti, sono in grado di diffondere i germi molto più facilmente sia attraverso il contatto con i grandi, come i loro familiari, sia attraverso i coetanei, ad esempio a scuola o durante altre attività come il gioco e lo sport.

COME SI DIFFONDE L’INFEZIONE
I Coronavirus sono comuni in molte specie animali (come i cammelli e i pipistrelli), ma in rari casi possono infettare l’uomo. Una volta trasferita all’uomo, l’infezione può essere trasmessa da persona a persona. La via di trasmissione più frequente è quella respiratoria. La trasmissione da superfici contaminate è rara, poiché il virus sembra degradarsi rapidamente, soprattutto se si igienizzano le superfici con i comuni disinfettanti: il SARS-CoV-2 si degrada nel giro di mezz’ora.
Le malattie respiratorie normalmente non si trasmettono con gli alimenti, se si rispettano le comuni norme igieniche.
Secondo i dati attualmente disponibili, le persone che hanno sintomi sono la causa più frequente di diffusione del virus. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera non frequente la trasmissione del SARS-CoV-2 prima che si sviluppino sintomi.
Il periodo di incubazione varia tra 1 e 12 giorni con una media di 5-6 giorni. 14 giorni rappresentano il limite massimo di precauzione.

COME SI CURA
Non esiste una cura specifica per l’infezione e al momento non sono disponibili vaccini. Il trattamento è mirato a controllare i sintomi del paziente e la terapia di supporto può essere molto efficace. Terapie e vaccini specifici sono in fase di studio.

 

  • In un articolo del Corriere della Sera di questi giorni si legge quanto segue:

I contagi da coronavirus aumentano di giorno in giorno in Italia ed ora è arrivata la notizia dei primi bambini positivi al virus: una bimba italiana di 4 anni di Castiglione d’Adda, epicentro del focolaio in Lombardia, altri due di 10 e 15 anni e poi una bambina di 8 anni in Veneto, contagiata molto probabilmente dal primo paziente di Limena. Tutti i pazienti minorenni stanno bene o presentano leggeri sintomi. Ora ci si chiede quanto a rischio siano i nostri figli. Tranquillizza il fatto che i virologi di tutto il mondo hanno dichiarato più volte che i bambini sembrano essere più resistenti alla malattia. Pochi i casi registrati in Cina, paese più colpito dall’epidemia, nessun decesso tra i più piccoli secondo gli studi epidemiologici . «Finora – conferma Alberto Villani, presidente della Società italiana di Pediatria – non c’è stato nessun decesso sotto i dieci anni e il virus avrebbe solo lo 0,2% di letalità tra i 10 e i 19 anni e resta stabile fino ai 39 anni. Ad oggi è stato segnalato solo un caso critico di un ragazzo di 15 anni».

 

  • E i genitori che ruolo hanno in tutto questo?

“Facciamo appello ai genitori affinché evitino di portare i bambini nello studio del proprio pediatra di famiglia o al pronto soccorso, per comuni sintomi respiratori come tosse, raffreddore e febbre”. Questa è la raccomandazione di Paolo Biasci, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri, che invita i genitori a consultare telefonicamente il pediatra in caso i propri figli lamentino una sintomatologia riconducibile a Covid-19, la malattia respiratoria che deriva dal nuovo coronavirus cinese (SARS-Cov-2), caratterizzata, come spiegato dagli specialisti del Ministero della Salute, da sintomi molto simili all’influenza: raffreddore, mal di gola, tosse, febbre e talvolta polmonite e difficoltà respiratorie.

 

E in ultimo, come possiamo spiegare questa strana situazione ai bambini un po’ più grandi; che respirano la nostra ansia e hanno bisogno di risposte e spiegazioni? Ecco un articolo della Fondazione Veronesi, che sarà d’aiuto a molti genitori.

 

Le possibili conseguenze dell’epidemia da Coronavirus vanno spiegate anche ai più piccoli.

I consigli degli esperti per rendere utili le ore da trascorrere in casa

Coronavirus: come spiegare cosa sta accadendo ai bambini

«Mamma, papà: ma perché vanno tutti in giro con la mascherina?». Alzi la mano il genitore che nelle ultime ore non abbia ricevuto una richiesta simile dal proprio figlio. L’arrivo nel nostro Paese dell’epidemia provocata dal nuovo coronavirus sta portando le famiglie ad affrontare la questione anche con i più piccoli. Oltre che inutile, vista la portata delle misure adottate, sminuire il problema rischia di essere anche controproducente. Perciò, con un linguaggio chiaro e scevro da qualsiasi sensazionalismo, è il caso di raccontare tutta la verità ai bambini, che tra qualche anno si ritroveranno a studiare la più importante epidemia dell’ultimo secolo sui banchi di scuola.

La malattia di un bambino si affronta col gioco

CORONAVIRUS: PARLARNE CON I BAMBINI

Al di là delle proprie preoccupazioni, gli adulti che hanno dei figli stanno affrontando un’altra sfida, in questi giorni. Cosa dire ai più piccoli di quanto sta accadendo in Italia? Così come quando si affrontano altre situazioni delicate, i medici ritengono necessario un confronto sulla questione Coronavirus. «Altrimenti l’incertezza rischia di alimentare le paure, in manier anche immotivata – afferma Alberto Villani, responsabile del reparto di pediatria generale e malattie infettive dell’ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma -. I bambini, dai 3 anni in su, percepiscono cosa sta accadendo e riconoscono il cambiamento nelle abitudini quotidiane. Occorre essere sinceri: spiegando cos’è un virus, come si trasmette, quali malattie può causare e quali strumenti abbiamo per difenderci. L’occasione è utile anche per far capire ai bambini quanto sia importante, in questo momento, lavare spesso e accuratamente le mani. Una volta rimarcato il concetto, bisogna però lasciarli liberi di compiere questo atto da soli. È un modo che gli adulti hanno per responsabilizzarli».

LE PAROLE DA USARE SE UN GENITORE SI INFETTA

Con un figlio di meno di 5 anni, è meglio attendere le sue domande. Oltre questa età, invece, è opportuno affrontare la questione indipendentemente dalle richieste. Come si possono rendere comprensibili a un bambino nato nel terzo millennio misure quali l’isolamento sociale e la quarantena? «Spiegando che, quando non abbiamo un farmaco efficace contro una malattia infettiva, abbiamo due opportunità per difenderci: evitare il contatto con l’agente che la provoca o ricorrere a una vaccinazione, in questo caso però non disponibile». E se a essere colpito dal Coronavirus fosse uno dei genitori? «Inutile mentire, dicendo per esempio che il papà o la mamma sono al lavoro – prosegue l’esperto, presidente della Società Italiana di Pediatria -. L’eventuale isolamento deve essere spiegato come l’unica opportunità per evitare la circolazione del virus e aumentare le probabilità che un genitore ha di guarire dall’infezione».

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